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La Laurea allunga la vita.
Una novità assoluta dagli studi sociologici: una migliore preparazione culturale allungherebbe la vita a chi la consegue. In poche parole, il tutto si potrebbe tradurre così: “La Laurea ti allunga la vita”. Un laureato di 35 anni vive 7,6 anni in più di un coetaneo con il solo diploma di scuola media. Lo afferma uno studio realizzato da Carlo Maccheroni, componente del Centro di ricerca sulle dinamiche sociali dell'Università Bocconi e docente di demografia all'Università di Torino.
Secondo lo studio, basato sui dati Istat, la maggiore aspettativa di vita è leggermente diversa per le donne: secondo le statistiche, una laureata 35enne ha una prospettiva di sopravvivenza 6 anni e mezzo in più lunga di una coetanea con un basso titolo di studio. "La differente mortalità sottintende differenze nella gestione della salute e nelle condizioni di vita - spiega Maccheroni all'ANSA - ma le disuguaglianze non sono riconducibili solo al diverso bagaglio di conoscenze acquisito durante il percorso scolastico, che di per sé implica un'ovvia differenza retributiva che influenza la vita e la salute, ma si manifestano anche nell'attitudine ad ampliare le proprie conoscenze in molti campi".
Chi ha un grado di istruzione più elevato, secondo la ricerca che ha quantificato queste differenze, ha quindi più facilità a reperire e gestire conoscenze "che regolano positivamente i comportamenti riguardo a uno stile di vita salutare e a un più informato accesso alla medicina", aggiunge lo studioso. Che parla anche di welfare: "Un sistema che basa il calcolo della pensione su dati medi di aspettativa di vita uguali per tutti, come è la riforma Dini, rischia di creare sperequazioni nel trattamento: le statistiche ci dicono infatti che la vita media è aumentata, tanto per gli uomini che per le donne, ma ciò che questa ricerca evidenzia è che per gli strati sociali più bassi aumenta meno che per quelli più alti. Le politiche sociali varate dai governi negli ultimi decenni - conclude il docente universitario - non sono quindi ancora riuscite a incidere positivamente sulla situazione".
Si sa che la sociologia è ritenuta scienza a tutti gli effetti, anche se il suo ambito è quello dell’umano e dell’opinabile. Dati alla mano e soprattutto motivazioni apportate non è il titolo di studio che automaticamente allunga la vita, ma la preparazione acquisita in vari campi, una certa elasticità mentale, una capacità di mettersi in discussione in seguito alle nuove conoscenze scientifiche farebbero aumentare le aspettative di vita, la qualità della vita, le cure da fare in caso di bisogno e quanto altro che ha attinenza con la conoscenza e la sapienza acquisita sui libri e aggiornata continuamente mediante studi ed approfondimenti.
Bisogna solo fare i conti con i tanti centenari che esistono in Italia e che senza alcun titolo di studio, completamente analfabeti in alcuni casi, sono abbondantemente oltre la fatidica soglia di 80 anni. Sicuramente il progresso nel campo alimentare, nella medicina, nella chirurgia, nella cura di tante malattie ha contribuito molto nell’aumentare gli anni della nostra vita; ma anche a volte a peggiorarne la qualità o addirittura ad aumentare i rischi alla salute. Quindi ci sono i pro e i contro rispetto ad uno studio che, proprio perché sociologico, avrebbe bisogno per conferme e sicurezze di un riscontro su un piano medico e scientifico in senso stretto. E’ evidente che al di là del prolungamento o meno della vita, aver oggi e sempre una buona istruzione non fa altro che aiutare se stessi e gli altri a vivere meglio e a stare meglio. Purché, si tratti di vera cultura e vera sapienza, perché spesso dietro ad una Laurea si cela solo una grande impreparazione, poco studio e grande sforzi per raggiungere minimi risultati.
Antonio Rungi |
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