Una parola al giorno
 
Rubrica giornaliera
Una parola al giorno
L'Inno di San Paolo Aposto alla carità

Fratelli, aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!


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Il Rancore

di Antonio Rungi

Ciò che ostacola la pace è uno dei più ricorrenti sentimenti o atteggiamenti della vista dell’uomo moderno: il rancore. A questo argomento molte riviste specialistiche, soprattutto in campo morale e psicologico stanno dedicando, negli ultimi tempi, molto spazio. Tante le indagini che si svolgono ovunque per capire il senso di questo sentimento molto diffuso oggi nella gente e in tutti gli ambienti. Una è stata effettuata recentemente presso un’Università italiana tra gli studenti ed altri soggetti, ai quali è stato sottoposto all’attenzione un questionario da rispondere. Ci sono rancori e rancori e questi variano in ragione dell’età, del sesso, della condizione sociale, della cultura di provenienza, della formazione ricevuta, dell’idea che una persona si è fatta di se stessa e di altri fattori che possono far scattare il rancore. Questo considerato da sempre come una emozione, relativa alla sfera emotiva e sentimentale della persona umana, oggi, nelle scienze umane, lo si rivede in altra luce, e ciò di un vero e proprio progetto di vita autodistruttivo e distruttivo dei rapporti più veri ed autentici tra le persone, che, in genere sono quelle più vicine e care a noi. Caratteristica dominante del rancore è la “ruminazione”, ovvero il continuo rimuginare giorno dopo giorno sull’episodio scatenante , sulla vera o presunta frustrazione subita, sui torti veri o presunti subiti, e di conseguenza sulle modalità di potersi rivalere su chi ci ha fatto e ci fa soffrire. La vendetta la si cova per ore,giorni, mesi e per anni, fino a quando non la si consuma nei modi più o meno cattivi, ingiusti ed arrabbiati. Da qui la voglia di parlarne ad altri, nel desiderio incessante di voler cancellare un pezzo oscuro della nostra vita e nello stesso tempo mantenerlo in vita per conservare volontariamente il tormento.
Noi partiamo dalla definizione del termine per capire cosa effettivamente sia il rancore.
Esso deriva dal latino rancoris, ed esattamente dal verbo di rancere, che significa “essere rancido”, cioè qualcosa di rovinato, passato, non buono da mangiare, che ha perso il sapore e il colore giusto, che se viene toccato produce effetti devastanti sulla salute, in quanto una cosa rancida non è mangiabile. In genere il rancore esprime con modi di comportarsi ed atteggiarsi, soprattutto interiori e non visibili, quel sentimento di odio, sdegno, risentimento profondo, non manifestato apertamente, ma tenuto nascosto e quasi covato nell'animo. Sono ricorrenti le espressioni quali avere, nutrire , serbare rancore contro qualcuno; come pure costatare che in alcuni casi il sordo rancore, a lungo nascosto e frenato , esplode improvvisamente, facendo strage di tutto e di tutti. Ci sono pure momenti in cui, dopo attenta verifica, dopo un lungo cammino interiore e di recupero di rapporti umani positivi si depone ogni rancore, e si dimentica il vale ricevuto e il torto subito. C’è chi è capace di dire basta
con i vecchi rancori e di ricominciare un cammino nuovo con le persone con le quali si sono avuti confitti gravi. C’è invece chi vive per tutta la vita in questo sentimento e basta un nonnulla per far esplodere nuovamente il rancore serbato dentro. Da questo sentimento non è esente nessuno, neppure le persone di chiesa o che frequentano la chiesa, né i familiari, né i compagni di lavoro, né le persone care alle quali ci affezioniamo e nel momento in cui dovessero tradire la nostra fiducia nei restiamo profondamente scossi, senza volerli più vedere ed incontrare.
Le indagini parlano con chiarezza dei tipi di rancore che nutrono i grandi. Sono per di più rancori che attengono alla sfera della riservatezza, delle attese, dell’immagine della persona offesa, dei valori messi in gioco, della credibilità, della rettitudine, bontà, onestà, trasparenza, giustizia, legalità. Le persone verso le quali di nutre rancore sono persone ben conosciute, a cui si era legati da vincoli di affetto o di parentela.
Cosa fare per estirpare questo demone che si annida nel cuore di buona parte degli uomini e donne del nostro tempo, sempre più concorrenziale, più impostato sulla lotta e sulla conflittualità?
Una risposta a questa esigenza di pace e di serenità interiore, rimuovendo dal proprio animo qualsiasi risentimento o volontà di vendetta, possiamo trovarla nel celebre brano evangelico in cui Gesù ci dice di perdonare a quanti ci hanno fatto del male. Il perdono è lo strumento lettura per superare il rancore. Ma il perdono è una lenta e non facile conquista che necessita di tempo e soprattutto della grazia di Dio. Senza questo aiuto soprannaturale non è facile perdonare, né tantomeno eliminare dalla nostra vita ogni sorta di rancore distruttivo della propria pace interiore e dell’amicizia con chi ci è vicino o lontano.